Skiathos è un’isola magica: acqua cristallina, spiagge lungo tutta la costa e natura rigogliosa ovunque. La città e ogni villaggio hanno un’atmosfera tutta loro, e ogni angolo dell’isola merita di essere esplorato durante il soggiorno.
Bourtzi
Bourtzi è la piccola penisola che divide in due il porto di Skiathos. Un tempo era una fortezza, costruita dai fratelli Ghisi che presero Skiathos nel 1207, con mura, merli e feritoie, e una torre rotonda ai due lati della porta. Dalle rovine rimaste non si capisce quanto fossero alte le mura.
Oggi Bourtzi è un raro luogo di relax: pieno di pini, sempre fresco e ventilato, con una vista magnifica. La vecchia scuola elementare è diventata un pittoresco centro culturale, con sale per conferenze e un bel teatro estivo che ogni estate ospita spettacoli e concerti.
Monastero di Evangelistria
Nel verde della gola di Lekhounio, accanto alle sorgenti di Agalianos e sotto Karaphlytzanakia, la vetta più alta di Skiathos, sorge il Monastero dell’Annunciazione della Vergine: Evangelistria, o Vangelistria come lo chiamano gli skiathioti.
La costruzione iniziò nel 1794 a opera di un gruppo di monaci kollyvades che avevano lasciato il Monte Athos durante le dispute sulla celebrazione delle commemorazioni dei defunti il sabato anziché la domenica. Li guidava il monaco Nifone, nato nel 1736 a Patrika, sull’isola di Chio. Tra loro c’era uno skiathiota, Gregorios Hadjistamatis, che aveva ereditato una grande proprietà sull’isola e convinse Nifone a fondare qui il nuovo monastero. Fu completato nel 1806 e divenne il centro del movimento dei kollyvades, il cui spirito influenzò profondamente la vita dell’isola e gli scrittori skiathioti Alexandros Papadiamantis e Alexandros Moraitidis.
Il monastero diede un importante sostegno morale e materiale ai movimenti prima e durante la rivoluzione del 1821. Fu qui, nel 1807, che venne disegnata, tessuta, benedetta e issata la prima bandiera greca con la croce bianca su campo azzurro, e su di essa padre Nifone fece giurare combattenti come Theodoros Kolokotronis, Andreas Miaoulis, Papathymios Vlachavas, Giannis Stathas e Nikotsaras. Il sacerdote e filosofo Theophilos Kairis vi fu confinato dopo la condanna del Santo Sinodo nel 1839.
Casa di Papadiamantis
Alexandros Papadiamantis, uno dei grandi prosatori della Grecia moderna, nacque a Skiathos il 4 marzo 1851, figlio di un sacerdote, e l’isola attraversa tutta la sua opera. Andò ad Atene per finire gli studi superiori e si iscrisse a Filosofia all’Università di Atene senza laurearsi, vivendo molto modestamente della sua scrittura: giornalismo, racconti e romanzi a puntate. Negli ultimi anni tornò a Skiathos, dove morì.
La casa in cui nacque non esiste più. Crebbe e morì nella casa che il padre costruì nel 1860, come ricorda un’iscrizione murata. Si trova a circa 100 metri dal lungomare orientale della città, in un vicolo cieco vicino all’attuale via Papadiamanti.
È una casa isolana semplice e austera. La piccola stanza a destra era in origine quella del padre, per i libri e i paramenti, e poi divenne camera e studio di Alexandros, simile a una cella monastica con una finestra, un armadio a muro e un letto stretto. Di fronte all’ingresso c’è il soggiorno, con un rombo colorato sul soffitto come unica decorazione. Si entra nella casa-museo da una scala esterna in legno.
Kastro
Verso la metà del XIV secolo, le continue incursioni dei pirati spinsero gli abitanti di Skiathos a trasferire la loro città a Kastro, una fortezza naturale su un promontorio a nord dell’isola. La rafforzarono con alte mura piene di feritoie e cannoni rivolti verso terra. Un ponte levatoio in legno collegava la porta alla collina di fronte e veniva ritirato all’arrivo dei nemici, e sopra la porta esterna una terrazza ospitava la «zematistra», un calderone di acqua bollente per gli ospiti indesiderati.
Kastro fu bizantina fino al 1453, veneziana fino al 1538 (e di nuovo per breve tempo intorno al 1660) e ottomana fino al 1821. La vita all’interno era dura: oltre ai pirati e agli aspiranti conquistatori, lo spazio era così poco che le case erano piccole e ammassate. Eppure c’erano più di venti chiese, una moschea senza minareto e cisterne d’acqua, con il cimitero fuori dalle mura.
Kastro fu abbandonata nel 1830, dopo la nascita dello Stato greco. Restano due chiese: Agios Nikolaos e Christos sto Kastro, la Natività di Cristo, cattedrale della città medievale, una basilica del XVII secolo con tetto in legno, begli affreschi e un’iconostasi in legno intagliato del 1695, molto amata nei racconti natalizi di Papadiamantis e Moraitidis. Restano anche la chiesa semidiroccata della Panagia Preklas, parte delle mura con la porta, la terrazza con la zematistra, la moschea in rovina, due cisterne e un cannone. Natura selvaggia e storia insieme fanno di Kastro il luogo più importante di Skiathos.
Scoprila di persona
Prenota il tuo soggiorno al Magic Hotel, al centro dell’isola.